Capitolo 1.


LA NASCITA DEL "FUMETTO NERO"
Diabolik, il "nero" borghese.

 

i personaggi di contorno.

 


 
 

L’entrata un po’ teatrale della compagna di Diabolik avviene a pagina 14 del terzo albo (L’arresto di Diabolik). Lady Kant fa il suo ingresso trionfale, con aria altera e portamento da regina, nell’atrio dell’albergo Excelsior, l’hotel più lussuoso della città. Cappello a larghe tese, un piccolo beauty-case nella mano sinistra, un abitino semplice all’apparenza, ma che si indovina firmato, che mette in giusto risalto la flessuosità del suo corpo. Questa Lady Kant, ancora allo stato embrionale, non ha l’aria di essere davvero una nobildonna, ma piuttosto un’avventuriera. Viene subito rivelato che è rimasta vedova di Lord Anthony Kant, ambasciatore del Sud Africa, e c’è il sospetto che sia stata lei stessa a gettare il marito in una fossa dov’era rinchiusa una pericolosa pantera nera.  Eva Kant, fedele e inseparabile compagna dell’imprendibile criminale, è forse il personaggio che ha vissuto la più profonda evoluzione psicologica. Del suo passato sappiamo poco, forse ancora meno di ciò che si conosce sulla vita del suo compagno. Quando entra in scena, cattura immediatamente l’attenzione del pubblico maschile e naturalmente di Diabolik per la sua avvenenza e il suo fascino. Questi la avvicina per derubarla, ma una magnetica attrazione si sviluppa immediatamente tra i due: lo sguardo color acciaio di lui ha già affascinato molte donne, ignare tuttavia della sua vera identità e troppo ingenue per poterlo interessare a lungo. Eva invece sa chi si trova di fronte ma non per questo si lascia intimorire: già dal loro primo incontro salva Diabolik dalla ghigliottina, aiutandolo a mettere in atto il piano di fuga dal carcere. Proprio grazie a questo suo coraggio Eva fa breccia nel cuore del più implacabile dei criminali. Così le risponde l’eroe già al primo incontro: "In questi pochi istanti ho visto balenare nei tuoi meravigliosi occhi verdi la perfidia e la dolcezza!". Dopo l’episodio della liberazione di Diabolik, tuttavia, Eva comincia a sentire il peso della decisione presa, combattuta tra l’amore che la lega a Diabolik e il terrore che l’efferato criminale suscita anche in lei. Non dimentichiamo che il Diabolik dei primi tempi uccide senza pietà chiunque si pari sul suo cammino ed anche la sua compagna, in modo più o meno velato, viene avvertita che tradire Diabolik significa andare incontro a morte sicura o alla pazzia (questo è infatti il destino che tocca alla prima fidanzata di Diabolik di cui abbiamo notizia, Elisabeth, portata alla follia da una crudele messinscena preparata dal criminale, perché colpevole di averlo consegnato alla polizia). In Diabolik si riscontra una controtendenza nel ruolo della coppia, perché Eva assume quasi subito una posizione alla pari. E questo non era certamente una cosa normale negli anni Sessanta, quando alla donna erano spesso preclusi molti campi di attività; anche il fatto che i due protagonisti non fossero sposati era una grossa novità per il panorama dell’epoca. Lady Kant inizialmente viene coinvolta raramente nei colpi di Diabolik, limitandosi ad aspettarlo al rifugio terrorizzata che lui possa essere arrestato o a lasciarsi trascinare in qualche spericolato piano di fuga. Anche quando partecipa in prima persona ai furti lo fa solo perché costretta dal suo compagno e comunque senza quell’abilità e prontezza di spirito che la caratterizzeranno in seguito. In breve tempo però, forse perché più certa dell’amore di Diabolik, che per salvarla dal carcere spesso rischia la sua stessa vita, forse perché sente che è venuto il momento di "sporcarsi le mani", Eva comincia ad acquistare sicurezza, la sua audacia si affina e ben presto la troviamo co-protagonista a pieno titolo delle azioni di Diabolik. Impara i trucchi, a volte progetta autonomamente piani di fuga per il suo compagno, ha persino un rifugio segreto di cui Diabolik ignora l’ubicazione. Tuttavia Diabolik non la considera del tutto al suo livello: lo capiamo dal modo in cui il criminale le si rivolge, chiamandola "la mia piccola sciocchina", "la mia adorabile rompiscatole". Eva non gradisce naturalmente questa scarsa considerazione da parte del suo compagno, e in più di un’occasione è costretta a mettersi in competizione con lui, dimostrandogli la sua abilità nell’architettare e nel mettere a segno complicatissimi colpi. Questo spirito di competizione, assieme alla gelosia di Eva, è il motivo principale di attrito tra i due criminali, che ha come conseguenza quella di complicare e, a volte, mandare in fumo i colpi progettati, far arrestare uno dei due o più semplicemente confondere totalmente le idee a Ginko nei suoi tentativi di svelare la meccanica del furto. La gelosia è un tema ricorrente, che fa soffrire enormemente Eva, sempre insicura dell’amore del suo compagno e che viene introdotto già dal numero nove (Il treno della morte), quando Diabolik rapisce una bellissima donna per far credere di avere già dimenticato la bionda Lady momentaneamente in carcere. Nonostante il motivo sia solo quello di far ridurre la pena alla sua compagna e di ottenere una sorveglianza meno stretta sulla prigioniera, Eva, alla notizia della presunta fuga d’amore di Diabolik con un’altra donna, è distrutta dal dolore (e probabilmente anche dal rimorso per avere rovinato la sua vita per amore di un farabutto che la abbandona dopo solo pochi numeri!). E così dopo decine di fughe a 200 all’ora sulla Jaguar, colpi rocamboleschi, gelosie, malintesi e tante vacanze al mare, Eva si conquista pienamente la fiducia di Diabolik e il rispetto di Ginko, il quale più di una volta ammette che la ragazza è la degna complice del re del terrore. Già allo stato d’ideazione, le sorelle Giussani decisero che Diabolik avrebbe avuto una sola donna. Ennesima scelta contro corrente se si pensa che al tempo andavano fortissimo i film di James Bond, sempre circondato da uno stuolo di bellissime ragazze. Quindi Eva avrebbe dovuto rappresentare per Diabolik il solo e unico amore. A parte qualche abbraccio, il bacio è l’unico atto d’amore visivo che ci viene mostrato in questo fumetto. Mai nessuna scena scabrosa o pose equivoche. "Ha per Eva le attenzioni che avrebbe per la sua giovane moglie un qualsiasi impiegato; tante volte, di fronte a certe idilliche scenette domestiche, non si riesce a indovinare da dove venga quella sua irrefrenabile cattiveria". Qui assistiamo ad un rigore morale, per quanto riguarda l’amore, che fa da contrasto con la violenza e la trasgressione delle altre tematiche contenute nel serial. Un fenomeno difficile da capire e riconducibile, con molta probabilità al fatto che gli autori sono due donne. Così infatti ricorda Patricia Martinelli: "…e poi tutti (gli altri "fumetti neri", n.d.a.) mettevano dentro del gran sesso senza capire che non era quello il punto. Ancora adesso quando ci chiedono: "ma perché non fate vedere la Eva nuda?", ma non frega niente ai nostri lettori, loro vogliono leggere le storie di Diabolik".     Due grandi amanti, sicuramente. Ma ciò che accade nella loro intimità appartiene soltanto a loro stessi. Una scelta, questa, che non ha mai tradito le proprie origini e che è uscita indenne anche da periodi di fortissime liberalizzazioni sessuali. L’amore tra Eva e Diabolik è quindi un sentimento pulito, che ci richiama a quelle saghe ottocentesche che hanno ispirato il personaggio. La pensa diversamente Gian Battista Arduini, che scrive:

Il capostipite del filone "superuomini", Diabolik, è del resto un casto, o quasi (forse che Nietzsche non raccomandava "una grande circospezione nelle cose erotiche"?) e, malgrado un aspetto da bel tenebroso che gli garantirebbe facili conquiste, resta fedele alla sua Eva. Questo Diabolik è, in realtà, il più banale di tutti questi eroi, egli agisce solamente per danaro, non ha particolari perversioni sessuali se non una forte tendenza all’omicidio, non fa insomma che riprendere l’antichissimo personaggio dell’eroe al di sopra delle leggi.
E ancora le sorelle Giussani: "Insistiamo sull’intreccio giallo, sull’inventiva: non intendiamo dare un’impronta erotica e volgare al nostro personaggio. Probabilmente le pubblicazioni sexy manterranno il loro pubblico per qualche tempo, abbiamo però abbastanza fiducia nei lettori per essere certe che sapranno distinguere tra il gioco di sfruttare certe molle negative del carattere umano e lo sforzo di chi vuole soltanto solleticarne l’interesse". Bisogna riconoscere che la formula delle due sorelle, mantenere il fumetto fedele a se stesso e autocensurare ogni eccesso, ha tenuto in vita Diabolik per oltre trentacinque anni (il secondo fumetto italiano più longevo, dopo Tex), portandolo, con le dovute modifiche, fino ai nostri giorni.  Nell’Italia del 1962, l’apparizione di Diabolik scatenò le ire dei soliti benpensanti. E non mancarono le polemiche, le accuse di istigazione alla violenza e di turbamento degli animi giovanili, le lettere di protesta ai giornali da parte di genitori ed educatori seriamente preoccupati, le denunce e i sequestri. Al personaggio venne rimproverato di essere asociale, un criminale astuto che uccide non nel nome della legge, ma per un tornaconto personale. Diabolik in fondo è meno ipocrita di tanti eroi che giustificano la propria violenza con la stella di sceriffo sul petto o il distintivo di poliziotto in tasca. "Considerato ladro e assassino, egli non è un cinico amorale; nei suoi fumetti la violenza è tutta dalla parte del male, e il Male è sempre indicato e combattuto come tale; un po’ di violenza certo, ma nei gialli il morto ci vuole, per ragioni tecniche". Diabolik non rappresenta il male in senso comune: da superuomo quale egli è non può esistere per lui una morale legata alla consuetudine dell’uomo comune. La morale di Diabolik è personale, avulsa completamente dalla tradizione. Per Diabolik uccidere e rubare non costituiscono una colpa; non che egli abbia messo a tacere la sua coscienza. La sua morale lo spinge a non infrangere la monogamia con Eva Kant; a sostenere coloro che lo hanno aiutato in buona fede. Ha raggiunto quella perfetta liberazione della propria coscienza da ogni vincolo, e perciò può permettersi di giudicare chi non l’ha fatto. Distrugge chi gli si oppone col tradimento o ingannandolo; distrugge anche i deboli che si trovano sulla sua strada, non perché sia un sadico, ma per la stessa ragione per cui si schiaccia un insetto che ci ha molestato. Rispetta invece chi lo teme, o si oppone a lui con la stessa forza spirituale. In Diabolik esiste una sorta di equilibrio tra l’azione del protagonista e quella della polizia. Le storie di Diabolik rappresentano lo scontro tra due coscienze ugualmente pure, che hanno scelto consciamente due strade opposte. Anche dall’aspetto grafico e figurativo del fumetto emerge un dato interessante: la straordinaria somiglianza dei due protagonisti Diabolik e l’ispettore Ginko. I tratti somatici di questi due personaggi, al di là di alcune differenze superficiali, sono pressoché identici, mentre si differenziano nettamente da quelli di tutti gli altri personaggi non fissi. "Si potrebbe dire che sono rispettivamente la personificazione dell’Es e del Super-Io, o meglio che, mentre Diabolik è l’esecutore al servizio dell’Es, Ginko è l’esecutore al servizio del Super-Io." Entrambi belli, forti, intelligenti, coraggiosi, il loro rapporto è però estremamente ambivalente: caratterizzato dagli opposti stima-avversione e rispetto-odio. Stima perché ciascuno riconosce all’altro un’intelligenza superiore e avversione perché i loro valori sono agli antipodi; rispetto perché se Ginko è presentato come integerrimo, anche Diabolik possiede un proprio codice morale, odio perché cercano continuamente di annientarsi a vicenda. La relazione intercorrente fra i due si può dunque definire di tipo protagonista-antagonista, in un alternarsi di vittorie e sconfitte equamente distribuite fra l’uno e l’altro e che non sono mai totali. Si intuisce dal fumetto che l’unica cosa che Diabolik non perderà mai sarà la vita, mentre per Ginko il corrispettivo si ha nella sempre rinnovata energia per combattere l’altro. Dice Diabolik dell’ispettore Ginko: "C’è sempre qualcosa che mi impedisce di ucciderlo. In fondo è l’unico uomo che rispetto, l’unico nemico alla mia altezza". E soggiunge: "Sì lo odio… lo odio perché non posso disprezzarlo come disprezzo tutta l’umanità".
Diabolik non è una pubblicazione basata sull’erotismo e tantomeno si compiace di indulgenze sado-masochistiche. La lotta tra Diabolik e Ginko rappresenta simbolicamente la lotta eterna tra il male e il bene. Nelle storie che siamo abituati a vedere, il bene vince non già sul male, ma su di un prodotto tipico del male. La vittoria della polizia su di un gangster non è la vittoria sul male, il male continua, appunto come continua Diabolik, che lo rappresenta. È una lotta che è nata col mondo e che non saranno certamente i fumetti a decidere. Il fumetto nella sua forma più evoluta, può solo limitarsi a rappresentarlo. Il pubblico è stanco degli assassini di stato. Forse era già stanco di vedere ammazzare, al termine di ogni avventura, i candidi mostri della sua infanzia, gli orchi docili, o i mostri del cinema nero.
L’Ispettore Ginko, appare senz’altro un uomo tutto d’un pezzo senza dubbio molto apprezzato dai propri superiori, dai suoi concittadini e dalle polizie di tutto il mondo. Al di là dei continui e poco lusinghieri fallimenti nella sua eterna lotta contro Diabolik, dobbiamo infatti immaginare che egli sia protagonista di altri successi professionali di cui necessariamente non viene dato conto negli albi. D’altra parte se così non fosse non si spiegherebbe, oltre che il suo costante successo, la sua permanenza ai vertici della polizia. Ginko in fondo sa che tra una mostra e un trasporto valori verrà sicuramente di nuovo in contatto con Diabolik, che avrà dal destino una chance in più di catturare il nemico di una vita, di apporre definitivamente il sigillo del successo alla sua carriera, ma soprattutto alla sua vita. Perché Ginko non è ambizioso, anzi è totalmente, assolutamente, perdutamente, incredibilmente schiavo del bene, una sorta di angelo fatto poliziotto. Lo dimostra, tra le altre cose, il fatto che anche quando riesce ad arrestare Diabolik esiga che si segua l’iter burocratico necessario, che questi passi una notte in prigione o che venga giustiziato alla tal ora del tal giorno o ancora che venga trasportato nel carcere di massima sicurezza. Inizialmente la figura di Ginko era naturalmente molto meno delineata. Egli appariva come una sorta di novello Sherlock Holmes, coadiuvato dall’amico Gustavo Garian nella parte di Watson, alle prese con un nuovo criminale serial-killer-rapinatore nella realtà della Marsiglia degli anni Sessanta. Un buon funzionario e nulla più alle prese con un caso.     La serializzazione del fumetto ha necessariamente richiesto agli autori aggiustamenti di tiro e la figura di Ginko si è trovata ad essere parte integrante del plot di base. Lo vediamo quindi crescere a vista d’occhio man mano che la serie assesta i propri equilibri: non più "un ispettore" ma "l’ispettore" per antonomasia; Gustavo Garian si defila trascinando con sé ingombranti dubbi sui gusti sessuali di Ginko che in breve si fidanza con l’altolocata duchessa Altea Di Vallenberg. La marginalizzazione di Gustavo Garian lascia finalmente Ginko libero di essere professionalmente solo, e quindi eroe. Col tempo cambia anche la sua considerazione di Diabolik. Si passa dal "diavolo con sembianze umane" della prima ora al "dannato criminale" della fase centrale per approdare alla presa di coscienza che forse anche Diabolik "ha un suo codice d’onore". La lotta tra bene e male diviene scontro tra gentiluomini, Diabolik è altra cosa dalla malavita comune. Ginko lo considera ormai un valido avversario, anche se non manca mai, forse per autoconvincersi, di ricordarsi che comunque "quello" è un criminale. Anche se entrambi sembrano voler perseguire uno scopo finale, Ginko l’annientamento di Diabolik e Diabolik l’assoluta soddisfazione di tutti i propri desideri, è altrettanto chiaro che vogliono incontrarsi ancora in nuovi duelli. Sembra infatti che si tratti di una lotta ritualizzata, cavalleresca, fra due potenze che sono giustificate, l’una dall’essere dalla parte della legge, l’altra dall’eccellenza delle sue imprese e da un suo stile nel condurle. La Duchessa Altea di Vallenberg (il rimando va ad Altea Altemps, o Ira Fürstemberg?) rientra di diritto tra i personaggi principali in qualità di donna di Ginko. Coerente con l’ambientazione sociale del primo periodo della testata, in cui a farla da padrone è un deciso taglio aristocratico di situazioni e persone, Altea è una duchessa che con l’arrivo degli anni Settanta abbandonerà il titolo nobiliare per assumere quello, assai più prosaico ma anche democratico, di cittadina qualsiasi. Il background di Altea è semplice: è la vedova di un cugino del re del Beglait, dedita principalmente a coltivare amicizie altolocate, viaggiare e saltuariamente prendere parte a qualche importante progetto politico. Altea è la donna perfetta: ricchissima di famiglia, elegante e raffinata, giovane e sempre bellissima in qualunque circostanza. Altea entra nella vita di Ginko proprio in occasione di un problema politico: il grande ricatto organizzato da Diabolik ai danni della monarchia del Beglait ha come terreno neutro di negoziazione proprio il castello della Duchessa, la quale tuttavia, come in molte altre circostanze, non si dimostra affatto risentita nei confronti del grande criminale, perché è proprio in questa circostanza che incontra il grande amore della sua vita. Così come accade tra Diabolik e Eva, anche tra Altea e Ginko l’amore sboccia all’improvviso ed è da subito chiaro, nonostante i timori di Ginko, che sarà per sempre. Non potrebbe essere altrimenti, poiché i due sono disegnati per essere una coppia perfetta: entrambi sono forti, ma sensibili nei confronti di chi è in disgrazia; hanno sani principi morali e rifiutano qualsiasi forma di violenza. Ginko, perciò, è l’uomo perfetto per Altea. Se così non fosse, non si capirebbe perché una donna bella e d'alto rango, circondata da numerosi pretendenti, avrebbe scelto di legarsi sentimentalmente con un semplice ispettore di polizia, che, per quanto famoso e stimato dovunque, sicuramente non le può offrire la vita agiata cui è avvezza e che oltre al resto, dimostra di non trovarsi per nulla a proprio agio tra il lusso delle cerimonie a cui Altea a volte lo costringe a partecipare. Altea accetta la relazione con Ginko, nel bene e nel male, in nome dell’amore (con un unico momento di tentennamento, quando sta per soccombere davanti all’ennesima delusione causata da un improvviso impegno di Ginko), ma in realtà da questa unione ottiene solo svantaggi: Ginko le è raramente accanto, perché il suo lavoro lo porta sempre altrove e mai dove Altea vorrebbe che la accompagnasse; Ginko inoltre dichiara apertamente di non poterla sposare, perché, in qualità di consorte di un poliziotto, sarebbe esposta a troppi pericoli; ma, a ben guardare, tutti i criminali di Clerville sono perfettamente al corrente della relazione tra l’ispettore e la duchessa e quindi se decidessero di vendicarsi o di ricattare Ginko, la vittima predestinata sarebbe sempre la povera Altea. Inoltre, poiché Ginko è il personaggio cui Diabolik più spesso si sostituisce, Altea si trova molto spesso a contatto diretto con lui o con Eva, che la coinvolgono in situazioni pericolose. A volte, però, sorge un sospetto: Altea non odia Diabolik ed Eva come dovrebbe; spesso diventa complice dei due criminali, ignaro Ginko, perché sente un debito di riconoscenza verso di loro. Evidentemente, tuttavia, la coscienza non le rimorde, perché non rivela mai a Ginko queste sue malefatte a fin di bene, ben sapendo che Ginko, integerrimo come sempre, non potrebbe mai perdonarla e il loro amore avrebbe termine. Ben educata, gentile, buona con tutti, ma in fondo un po’ bugiarda e, quel che è peggio, proprio con Ginko. Questa sua mancanza tuttavia, è in qualche modo punita; Altea ha una sfortuna che pochi possono eguagliare: nel corso degli anni viene coinvolta in mille disgrazie. Rapita dai più diversi criminali, ricattata in varie occasioni, costretta persino a lasciare il suo paese sotto mentite spoglie a causa di una rivoluzione, vittima addirittura di violenza carnale.La bella Altea "dagli occhi simili a lembi di cielo" (così li definisce Ginko) è nel complesso presentata come un personaggio positivo a tutto tondo, degna compagna dell’ispettore più incorruttibile che esista. Eppure quanto è simile ad Eva nei suoi timori per l’uomo amato e nel suo essere disposta a tutto pur di aiutarlo. Forse per questo così spesso le due donne si trovano di fronte e si aiutano vicendevolmente.